Airc L’Azalea
della
Ricerca®
L'Azalea della Ricerca

Protagonisti

La storia di Matilde

Matilde Todaro, ricercatrice AIRC presso l’Università degli Studi di Palermo, studia gli eventi molecolari alla base dei meccanismi di resistenza alla chemioterapia convenzionale, che possono essere la causa di una recidiva o della formazione di metastasi. “L’insorgenza di una recidiva è verosimilmente dovuta alla presenza all’interno del tumore di una sottopopolazione di cellule formata da quelle che sono conosciute oggi con il nome di cellule staminali tumorali. Si pensa che queste cellule sopravvivano ai trattamenti poiché presentano delle caratteristiche funzionali diverse dalle altre cellule tumorali e sono in grado di attivare meccanismi di resistenza che coinvolgono le vie di riparazione del DNA. Il focus del mio progetto sostenuto da AIRC è studiare gli eventi molecolari alla base della tumorigenesi nel carcinoma alla mammella, responsabili dei meccanismi di resistenza”.

Accanto al suo impegno come ricercatrice, Matilde continua a svolgere la sua attività clinica anche in queste settimane di emergenza: la maggior parte dei suoi pazienti, in cura da lei per tumori tiroidei, in questo momento per fortuna non ha necessità di recarsi fisicamente in ospedale, ma va comunque seguita costantemente. Per questo motivo, Matilde li sente ogni giorno al telefono e via WhatsApp; molti pazienti hanno più di 60 anni e a volte possono avere qualche problema nell’uso degli strumenti tecnologici, ma fortunatamente attorno a loro si è creata una rete solidale che li sostiene e li aiuta quando hanno bisogno. “Noi medici siamo le persone su cui i pazienti devono poter contare”. Per questo motivo, dopo l’attività diurna in laboratorio e in studio, di notte la ricercatrice lavora per contribuire alla lotta contro Covid-19, studiando ed elaborando dati per aumentare il numero di test rivolti soprattutto alle persone a contatto con il pubblico.

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La storia di Sara

Nel 2007, all’età di 31 anni, Sara lavora come biologa molecolare all’Università Tor Vergata di Roma. Si occupa proprio di ricerca sul cancro quando le viene diagnosticato un tumore al seno che ha già dato metastasi. Deve sottoporsi a chemioterapia e dopo qualche mese a un intervento chirurgico. “In tutti quei mesi mi chiedevo se avrei mai più potuto avere un figlio”, dice. E una volta uscita dall’emergenza, questa è la sua prima domanda ai medici che la curano. Si accorge così che sono in pochi quelli che hanno una risposta soddisfacente. Grazie alle sue competenze scientifiche, riesce a trovare l’équipe giusta che accetta di seguirla in una gravidanza fino alla nascita della figlia, nel 2012. Oggi Sara ha due figlie e aiuta altre donne come lei spiegando in che modo la ricerca può dare una mano a non archiviare le speranze di maternità malgrado il cancro.

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La storia di Federica

Il tumore al seno non ha impedito nemmeno a Federica di avverare il grande desiderio di diventare mamma di due bambini: Maria Vittoria e Tommaso. “Dal momento in cui ho saputo di avere il tumore ho sentito un’adrenalina incredibile, avevo voglia di affrontare subito la malattia, di prenderla di petto e di uscirne il prima possibile. Mi sono sottoposta con fiducia alle cure raccomandate, i medici mi hanno seguita con umanità e affetto, non solo nella cura, ma anche nel mio desiderio di avere un bambino. Scoprire di essere incinta è stato bellissimo, era il più grande desiderio della mia vita. L’importanza della ricerca l’ho capita dopo: quando è successo a me era difficile poter pensare di avere dei bambini dopo le cure, adesso è molto più facile, perché la ricerca non ci lascia da sole in questo momento”.

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